Ricordo il primo silenzio con te

Ci sono molti tipi di silenzi. Alcuni di poco conto, passano e così come sono arrivati, se ne vanno. Altri lasciano un solco profondo nell’anima, come un escavatore la cui pala meccanica incide il disegno dei suoi denti nel mio cuore. Ricordo il primo silenzio con te.

“Non ti arrabbiare, parla con me, aiutami a capirti”. Silenzio.

Poche parole e anche se ci conoscevamo da un tempo breve, erano le parole giuste al momento giusto; non c’era altro da dire. E mi sono innamorata. Il silenzio ha portato il mio cuore su quella strada da cui non sarei più potuta tornare; ti conoscevo da qualche settimana e mi ero aggrovigliata in una matassa che di certo non avevo scelto. Quella frase aveva scelto me, quel silenzio. E così, in silenzio, poco tempo dopo ti ho consegnato le chiavi di casa, tu hai lasciato lo spazzolino, io ti ho fatto spazio in un cassetto…

Sono trascorsi cinque anni, due case, un cane, una figlia, migliaia di silenzi di poco conto che sono passati, e così come sono arrivati se ne sono andati. L’emozione di quel silenzio è ancora viva, ma a volte viene offuscata da altri silenzi.

silenzio

Anche questi lasciano un solco.

Ma somigliano di più ad una chiave che riga una carrozzeria. Questi silenzi fanno un rumore assordante nel cuore, rimbombano e sbattono bollandolo tutto, povero cuore. Batte così forte che sembra stia per scoppiare; quando lui accelera, il respiro fa fatica, la mente sprofonda come la inghiottisse il buio in un fumetto di Dylan Dog.

Questo è un silenzio che distrugge e offusca. Ogni volta che cala si porta via un pezzetto di noi, vorace. Si nutre della mia paura e cresce. Questi silenzi sono difficili da recuperare, provocano crepe enormi che restano in attesa della prossima crepa, per distruggere tutto.

Bisogna fare attenzione ai silenzi. Spazzarli via con un grido, una lacrima, con rabbia, con qualunque mezzo. Altrimenti lentamente si nutriranno della paura e spazzeranno via tutto.

E di noi non rimarrà che silenzio.

silenzio e buio

 
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