Noi, interscambiabili e felici

Io lavo e cucino, lui spolvera e stira. Lui riordina e si occupa di Elena Maria mentre io lavoro.  Su questo eravamo d’accordo fin dall’inizio: qui è indispensabile che tutti sappiano fare tutto.

Abbiamo scelto di essere una coppia funzionale, in cui i compiti non siano divisi, ma condivisi. Non ne avrei saputo fare a meno e me ne sono accorta, a mie spese, durante il mio (brevissimo) matrimonio. Lavorare a tempo pieno ed essere anche la totale ed unica responsabile di casa mi ha insegnato che una coppia può fare meglio di così e che il rispetto si dimostra innanzitutto nelle piccole azioni quotidiane. E per me, essere interscambiabili è indispensabile.

Così quando ho conosciuto papà Michele, e le cose si son fatte serie, gli ho esposto la mia teoria e lui ha pacatamente risposto qualcosa tipo “lavoriamo in due, non vedo perché no”. Con il tempo ci siamo incastrati alla perfezione, come un puzzle. Se ci sono i piatti da lavare, il primo che passa li lava. L’ultimo che esce di casa riordina e aziona il robot. Se la lavatrice è finita, si spegne e si tira fuori il bucato. Il tutto con molta naturalezza ed in modo indifferente tra l’uno e l’atro. Nello stesso modo ci occupiamo di Elena Maria. Entrambi la portiamo a scuola, l’andiamo a prendere, entrambi prepariamo i suoi pasti, condividiamo con lei il tempo del gioco.

Noi, interscambiabili e felici

Lavoriamo entrambe a tempo pieno, se lui si aspettasse che faccia tutto io al ritorno a casa, mi sentirei offesa e anche un po’ relegata in un ruolo che non mi appartiene. Soprattutto mi chiederei perché. Perché i nostri ruoli in casa non dovrebbero essere interscambiabili, visto che sono pari le ore lavorate fuori da casa e lo stipendio che portiamo a fine mese?

La nostra forza è anche, in parte, la nostra uguaglianza e la sicurezza -che per me vale più di qualsiasi altra cosa- che se manco per qualche giorno tutto va come deve andare. Semplicemente perché non cambierà nulla da un qualsiasi altro normalissimo giorno.

 

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