Quand’ero bambina e guardavo gli aerei passare

Quand’ero bambina guardavo, con nostalgia, gli aerei passare nel cielo.
Affacciata al balcone di mia nonna sognavo che un aereo riportasse da me il mio papà.

Quand’ero bambina non sapevo bene qual era il suo lavoro (forse perché nemmeno mia nonna, donna semplice, aveva ben capito che mestiere facesse suo figlio) ma sapevo che per lavoro viaggiava. Oggi Firenze, domani Milano, poi Roma, poi Palermo, poi… Poi mi chiedevo perché Lui andasse dappertutto tranne che da me. Così da bambina giocavo con la fantasia, sognavo di vederlo dal finestrino, sognavo che mi salutasse, sognavo che scendesse da quell’ammasso di ferraglia con le ali per venire da me e sedermi accanto, anche solo per un po’.

 

bambina
Ci ho messo anni a capire che per me non ci sarebbe stata nessuna fermata, che il suo non dedicarmi tempo era una scelta, non un’esigenza e che l’unico modo in cui avrebbe mai apprezzato spendere il suo tempo era per se stesso. E ormai non ero più bambina.

 

bambina

Ed un giorno di molti anni dopo, quando ormai la bambina che era in me l’avevo dimenticata, ho persino pensato di aver raggiunto la pace, di essermene fatta una ragione. E di essere disposta a deporre le armi. Ora sono madre, lui è nonno, ma non molto è cambiato. La rabbia adolescenziale è tornata, le armi sono state dissotterrate e sembra che nemmeno a me la vecchiaia abbia portato una nuova saggezza, ma solo una vecchia banale gastrite.

Ma chi ha detto che la vecchiaia porta saggezza, poi? Che l’esperienza per forza insegna? Che famiglia sia per forza chi ti ha messo al mondo e che il sangue è l’unica cosa che conta?

Eppure, nonostante tutto, io a queste cose credo. Credo profondamente nella famiglia e credo profondamente che non è il sangue a fare una famiglia ma il tempo, i dettagli, le attenzioni, i sacrifici, le esperienze insieme.

bambina

E forse sì, la mia buona vecchia gastrite è di nuovo con me, ma ora c’è una grossa, immensa differenza: non sono più la giovane spaurita, che aveva dimenticato d’essere stata bambina e che si rifugiava nel lavoro, rinnegando ogni legame che fosse poco più che stabile. Ora, nella mia famiglia ed in coloro che ogni giorno la rendono viva, credo.
E questo nessuno me lo potrà mai togliere.

 
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