Padre Vs Padre: intervista doppia di due generazioni

 Essere padre, cosa vuol dire?

Padre è l’argomento proposto dagli Aedi Digitali questa settimana ed io accetto volentieri la sfida. Devo dire è stato molto divertente…

Vi propongo quindi un’intervsita doppia: stesse domande, due papà diversi. Diversi per età, generazione, punti di vista. E le risposte non sono per niente scontate!

Ecco a voi allora Pier Giorgio Vezzoli (mio padre, anni 56) e Michele Proclamato (il mio compagno e padre di Elena Maria, anni 38) messi sotto torchio da me. 

1. Raccontaci come sei diventato papà…

Pier Giorgio Vezzoli (mio padre, anni 56): 

Tua madre, io Io ed una bottiglia di champagne abbiamo sbagliato un colpo. Poi tua madre ha fatto direttamente gli esami (“che i test da farmacia non funzionano, poi ti danno i falsi positivi ed io non sono incinta lo sentirei” disse con convinzione) ed è partita per Parigi. Grazie ad una cabina telefonica (niente cellulari pensate) ha saputo che “sentiva male” ed era incintissima -così mi ha detto il medico: il test era splendidamente certo-. Quando è tornata a Torino ne abbiamo parlato e lei ha deciso di diventare mamma, mentre io ho deciso di diventare papà.

Poi, qualche esame (pochi all’epoca), ed in un Gennaio -con circa un mese di ritardo- hai deciso di comparire. Quella notte sei stata l’unica. Quindi in sala parto eravamo in tanti. Una ti ha fatto nascere, un paio di infermiere l’hanno assistita, io ho osservato. E la truppa rimanente non ha fatto niente, ma era lì perchè non aveva niente da fare.

Michele Proclamato (il mio compagno e padre di Elena Maria, anni 38):

Sicuramente per diventare padre bisogna trovare una donna che ti faccia capire, e sentire padre. Perché penso che, senza questo ingrediente, non si crei l’alchimia chiamata “papà”. E poi… ve lo devo spiegare il come?? 

padre

2. Qual è la tua più grande paura padre?

Pier Giorgio Vezzoli (mio padre, anni 56): 

Quella di imporre qualcosa pensando di “insegnare”. Penso che ognuno debba arrivare ad essere quello che che è, valutando ogni input (che sono praticamente infiniti), ma decidendo da solo. Alcune pressioni anche in buona fede possono essere estremamente condizionanti. Preferisco prendere la parte di “padre assente” che rischiare quella di “rompi coglioni”.

Michele Proclamato (il mio compagno e padre di Elena Maria, anni 38):

La mia paura più grande è di non riuscire a garantire un futuro sereno alla mia bambina. Per il resto… imparerò giorno per giorno.

3. Cosa vorresti veramente che tua figlia non facesse mai?

Pier Giorgio Vezzoli (mio padre, anni 56): 

La musulmana. O meglio: la fanatica od osservante di qualsivoglia religione. Per il resto indicativamente si trova un accordo, ad esempio: commetti un omicidio? Ci si accorda su dove fare la buca. 

Michele Proclamato (il mio compagno e padre di Elena Maria, anni 38):

Non so bene cosa rispondere. Sicuramente non vorrei mai che mia figlia fosse poco rispettosa verso gli altri. O che non sia sicura di se stessa e di ciò che può realizzare nella vita. Lei può tutto, lei è il futuro del mondo. E io glielo ripeterò ogni giorno.

4. Com’è cambiata la tua vita alla nascita della tua bambina?

Pier Giorgio Vezzoli (mio padre, anni 56): 

Fondamentalmente ho provveduto ad un passaggio di fase necessario. Tu inoltre, nel nostro caso, implicavi anche tua madre (che non è cosa da poco in ottica duratura). Lo so che poi non è durato, ma sai anche tu che il presupposto generalmente non è quello. Si resettano diversi modi di fare (che non sempre implicano cambiare il proprio modo di essere). Si imparano tante cose, altre si rivedono. Si cerca di comunicare con qualcuno che non ha ancora i mezzi per farlo, quindi si cerca di evolvere propri i mezzi. Cambia la vita insomma. Sono poco emotivo non ho battuto sulla grancassa, ma mi vanto che il primo pannolino di casa l’ho cambiato io, tua madre e tua nonna non ci sono riuscite. 

Michele Proclamato (il mio compagno e padre di Elena Maria, anni 38):

È cambiata sicuramente in meglio donandomi una nuova serenità. Ma nello stesso tempo mi ha creato un sacco di caos 😊. La vita è bella perchè è varia, nel nostro caso direi molto incasinata ma molto felice.

5. In cosa sono diversi i papà di ieri e di oggi?

Pier Giorgio Vezzoli (mio padre, anni 56):

Non sono diversi. Quelli di oggi, di ieri, dell’altro ieri e quelli che furono. Ci sono per me diversi tipi di padre: quelli che convinti di “sapere” che trasmettono un vero imprinting cercando il figlio fotocopia. Se ci riescono sono felici se non ci riescono si incazzano e/o si deprimono. Spesso in ambo i casi il risultato è di merda. Ci sono quelli che poco convinti  di “sapere”: trasmettono (sia verbalmente che con i proprii atteggiamenti) messaggi contraddittori e discontinui. Il risultato è contraddittorio e discontinuo ma oggi (in mezzo secolo gli input esterni alla famiglia sono aumentati modello big-data) sempre più tendente al vuoto.

Ci sono i misteriosi, ovvero quelli che sono buoni solo a trasmettere un messaggio: quello che hai fatto/detto/pensato è sbagliato, e non lo motivano. Inutili. Poi ci sono quelli che sanno che la verità rivelata non esiste e anche la verità non é quasi mai completamente vera. Si cerca il confronto, si evita lo scontro riservandolo a situazioni veramente straordinarie (se lo scontro è ripetitivo è inutile). Con calma si illustra il proprio punto di vista, ma senza aspettasi che aprioritsicamente sia condiviso. Penso che sia sinonimo di evolversi. Se io dico una qualcosa, come posso partire dal presupposto che una mente più giovane e con un’altra esperienza non ci aggiunga un pezzettino?  

Michele Proclamato (il mio compagno e padre di Elena Maria, anni 38):

Sicuramente sono più permissivi e coinvolti in tutte le attività del figlio. E molto, molto di più di quando ero piccolo io. Credo ci sia stato un cambiamento in meglio anche nell’ informare il padre e renderlo partecipe.

 

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