La lentezza che mi manca me l’ha insegnata mia figlia

La lentezza è indispensabile per vivere meglio con i figli, com’è indispensabile passare con loro tempo di qualità. Passiamo la maggior parte del nostro tempo correndo freneticamente, nella vana speranza di riuscire a fare tutto; ma è veramente indispensabile? E soprattutto, in tutto questo, quante volte tralasciamo il tempo con i nostri figli in favore di altre cose, ritenendolo erroneamente non indispensabile?

La lentezza che mi manca? Me l’ha insegnata mia figlia

Sono le 3 e 37 minuti del mattino e mia figlia si è appena addormentata.

A dirla proprio tutta, ha chiuso gli occhi circa una ventina di minuti fa. Lì, sulla nostra sedia a dondolo, nel silenzio della sua cameretta e alla tenue luce della sua lampada a stella, mentre io raccontavo una favola tentando di non addormentarmi ancor prima di mia figlia.

Come sempre il suo respiro è lentamente cambiato fino a farsi più pesante e profondo, alcune volte persino sgraziato. Quando questo accade il mio corpo si rilassa e comincia a scemare tutta la stanchezza e lo stress della giornata. Per me è una vera e propria azione terapeutica e resto immobile a fissarla.

Poi il mio cervello fa un rapido elenco delle cose che dovrei ancora fare. Dico dovrei, perché la maggior parte delle volte non le farò, almeno non tutte.

Faccio allora una rapida e drastica scrematura, selezionando soltanto le cose che devo necessariamente ancora fare. Rifletto per un minuto su cosa è necessario e su cosa è prioritario. Ma resto lì, ad ammirarla, ancora un po’.

Qualche lunedì fa siamo uscite di casa più presto del solito e nel pomeriggio ci siamo ritrovate con un buco di un paio d’ore. Avendo come sempre un migliaio di commissioni arretrate, il primo istinto è stato di occuparle schizzando per tutta la città.

Poi ho abbassato lo sguardo su mia figlia, lei rideva a chiacchierava con il suo orso.

“O forse potremmo andare ai giardini”

 

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Ora ho più commissioni che aspettano d’essere ancora sbrigate, ma la felicità di mia figlia in quel lunedì pomeriggio mi ripaga della prossima giornata che inizierà frenetica e finirà solo dopo moltissime ore.

Questo è il più grande e prezioso insegnamento che mi ha trasmesso mia figlia finora: devo fermarmi ed ascoltare.

Devo rallentare

Non devo trascinare, per quanto possibile, la mia bambina nei miei turbinii continui di mamma, non sono sue responsabilità. E se proprio non è possibile fare altrimenti, come purtroppo spesso capita, devo ritagliare uno spazio da dedicare a lei.

Perché giocare all’asilo non è come giocare con mamma. Lei cerca e chiede tempo con me e io ho imparato a ritagliargliene un po’, a volte sacrificando altre cose sì; ma quello ci regala una serata più serena ed un riposo più tranquillo.
Ci rende unite, felici, in sintonia, legate… mamma e figlia.

 

 

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