Amburgo: casette pastello, sorrisi e una grande forza

Ci sono viaggi che partono perfetti, semplici, lisci come l’olio. Tutto va così come deve andare nel tranquillo tran tran del ceck-in, con un perfetto imbarco ed un velocissimo ritiro bagagli. Poi ci sono altri viaggi, altre partenze. Quelle che la vacanza te la fanno sudare, in cui il viaggio è ricco di momenti che ti fanno agognare l’arrivo a destinazione. Amburgo è stato uno dei secondi.

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Gli scioperi annunciati da RyanAir ci fanno pregare e incrociare le dita. Voi mi mandate tanti “in bocca al lupo” e quadrifogli a non finire, qualcuno anche un cornetto propiziatorio. Arriviamo in aeroporto e il tabellone delle partenze ci conforta: il nostro aereo è in perfetto orario! Ci imbarchiamo, allacciamo le cinture ed è fatta! Almeno così pensiamo… E invece percorsi pochi metri sulla pista l’inaspettato: un camioncino del soccorso è posteggiato a lato della pista, l’aereo frena, anzi inchioda, a più riprese poi un grande rumore :/. L’ala dell’aereo ha cozzato contro il mezzo sulla pista di decollo e tutto si ferma. Arrivano polizia, vigili del fuoco e mezzi di soccorso. Ovviamente dobbiamo scendere, crew e aeromobile devono essere sostituiti proprio in questa maledetta, infernale giornata di scioperi. Passano altre due ore. Alla fine veniamo imbarcati nuovamente. Le cinture si riagganciano e questa volta le ruote si staccano dal suolo, le nuvole ci avvolgono, ammiriamo il panorama dall’alto… via verso Amburgo!

All’arrivo guadagniamo l’uscita con i nostri bagagli a man al seguito, non prenderemo la metro così come pianificato, optiamo per il taxi, siamo sufficientemente provati. Amburgo è trafficata e costellata di lavori e la mezz’ora prevista per l’arrivo all’appartamento si allunga e diventa un’ora. Cominciamo a farci un’idea di ciò che ci attende dai finestrini abbassati ed entriamo in quell’atmosfera tipicamente rilassante dei paesi più nordici.

amburgo mammarough

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A raccontarci Amburgo di primo acchito sono corsi d’acqua, altissimi alberi e parchi di cui non vediamo la fine. L’unico pensiero è poter poggiare i piedi nell’erba fresca e farsi attraversare l’anima dal profumo della natura. Otto giorni e sette notti di pace, casette pastello, voci soffuse e sorrisi.

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Amburgo offre tantissimo, nonostante la sua storia travagliata e si mostra con una fierezza magistrale, nonostante tutto. Distrutta prima da un grande incendio nel 1842 in cui per quattro giorno le fiamme arsero e distrussero tutto ciò che trovarono sulla loro strada e 20.000 persone persero la loro dimora. E ancora un altro incendio nel 1906. Poi la Seconda Guerra Mondiale con la “tempesta di fuoco” in cui nella notte del 28 Luglio 1943 morirono circa 40.000 persone e Amburgo fu ridotta a 43 milioni di metri cubi di macerie. Gli eventi non sono certo stati benevoli ma sembra che Amburgo abbia imparato a risollevarsi e risorgere dalle proprie ceneri, ed oggi è una città di primati: tutto ciò che visiterete è stato ricostruito con l’obiettivo di eccellere nel proprio campo. Tutto è curato nei minimi dettagli e strutturato per rendere migliore la vita di chi ci abita e di chi la visita, così come noi ci aspettiamo dai rigorosissimi tedeschi. E questo è quello che si può vedere.

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Quel che invece si percepisce chiaramente sono la disponibilità, i sorrisi, le gentilezza che si respira nell’aria. Quella che ho letto negli occhi della signora che allo zoo ha regalato un gelato ad Elena Maria. La dolcezza dell’omone grande e grosso che mi ha aiutata quando mi ha vista in difficoltà sulle scale mobili con Elena Maria, prendendola in braccio e tendendomi la mano per salire in metro. La disponibilità del guardiano del cimitero di Olhsdorf, che ci ha personalmente accompagnati a vedere l’imponente e spettacolare crematorio costruito dai nazisti, oggi ricollocato e ancora utilizzato per le cerimonie funebri, nonostante non fosse orario di visita, illustrandoci la storia e i momenti bui di cui questo edificio è stato amaramente protagonista.
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E tutte le persone che si sono fermate a chiederci se avevamo bisogno di aiuto ogni volta che guardavamo spaesati la cartina di Amburgo per capire dove fossimo. Questo lo potrete capire solo se ci andate.

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