Copenaghen del mio cuor

Se cercate un articolo con indirizzi di posti dove mangiare e cosa vedere sappiate che non è questo il genere. Un’altra volta vi parlerò anche di queste cose, ma oggi no. Oggi vi parlerò di come, in sette giorni, Copenaghen ha conquistato il mio cuore senza riserve. 

Siamo atterrati all’aeroporto di Copenaghen di domenica. Io, Elena Maria, il nonno e la zia Patty. Quando si atterra in questa città la prima cosa che si percepisce è l’ordine. Mi reco al punto informazioni, cerco di capire come raggiungere il nostro albergo. La gentile signorina dall’altro lato del banco mi espone tutte le opzioni: treno, bus e metro sono a nostra disposizione. È tutto molto organizzato qui, e lo si capisce subito; è una sorta di sensazione che si insinua sottopelle fin da subito e che lentamente ti fa rilassare.

Così è iniziata una settimana di vacanza che sembrava come tante altre, invece si è rivelata una grande fonte d’ispirazione. 

I danesi vivono Hygge. Veramente e profondamente. L’aria è pulita, leggera e spira sempre un vento incalzante che pare quasi serva a portare via tutti i pensieri e il nervosismo che normalmente sento tutti i giorni e mi accompagnano, ormai, fin troppo costantemente. Complice un anno difficile e molto pesante, sono arrivata carica di incazzature, di risentimento e di una sensazione di malessere diffusa. Ho vissuto lontano dall’Italia per diversi anni e ricordo perfettamente che sono andata via proprio per scacciare questo profondo senso di inadeguatezza. Lo stesso che sento laggiù, alla bocca dello stomaco e nelle viscere, tornare prepotentemente all’attacco da molti mesi a questa parte. 

L’aria è pulita, leggera e spira sempre un vento incalzante che pare quasi serva a portare via tutti i pensieri e il nervosismo che per sette giorni ho accantonato, in modo naturale e spontaneo.

Si dicono un sacco di cose sui danesi: che sono freddi, per esempio. Invece ho conosciuto persone sorridenti, rilassate ed estremamente gentili che hanno fatto di queste tre meravigliose doti un vero e proprio stile di vita. Io, che sono una chiacchierona, ho attaccato bottone con tanti gruppi di ragazzi, complice anche Elena Maria che socializza un po’ con tutti. Ho vissuto il più danese possibile per sette giorni, perché farsi sfuggire quest’occasione sarebbe stato da stupidi. Così ci siamo trovati più spesso seduti nei prati a bere, mangiare e chiacchierare che non a visitare monumenti.

Copenaghen è la culla di un popolo felice, che dedica molto tempo alle amicizie, alla famiglia e nonostante il tempo -non dei migliori- alla natura. I parchi pullulano di famiglie, ragazzi e anziani che passano il loro tempo all’aperto piuttosto che in casa. Gli spazi verdi sono ovunque, sono grandi, sono belli e sono attrezzati per attività fisica ma soprattutto per i bambini. 

Copenaghen vive in funzione delle persone che ci vivono e non viceversa. I servizi -qualsiasi servizio- è rivolto alle esigenze delle persone che ci vivono e a migliorare la loro qualità di vita, già molto alta. Copenaghen, mie care amiche, mi ha fatto capire che c’è un modo migliore di vivere che non arrabattarsi correndo sempre dietro a tutto. Mi ha fatto capire che un’educazione civica di alto livello forma persone rispettose, gentile e soddisfatte e che allora non è tutto una semplice utopia. Copenaghen mi ha fatto venire voglia di scappare di nuovo. Anche per me, ma oggi, prima di tutto, per mia figlia. Copenaghen mi ha fatto venire, per la prima volta, un gran nodo alla gola al momento d’andare via e tanta, tanta voglia di fare di nuovo le valigie. 

 

Copenaghen del mio cuor, aspettami perché presto tornerò e forse, un giorno, riuscirò anche a realizzare il grande sogno di viverti da cittadina e non solo per breve tempo. 

 

 

 

 

 

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