Ciuccio adorato, ciuccio criticato…

Ciuccio sì o ciuccio no? È un argomento che divide mamme, pediatri, ortodentisti e neuropsichiatri infantili… in mezzo a tante opinioni (spesso contrastanti) noi ci siamo fatti largo scegliendo secondo le nostre esigenze.

Il ciuccio è un argomento assai discusso ed è anche, ve lo devo confessare, il maggior rimprovero che mi viene posto come mamma. Più frequentemente di quanto vorrei, mi viene fatto notare che Elena Maria usa il ciuccio (come se non lo sapessi…) con quel tono leggero, un misto tra sarcasmo e disapprovazione, che solo a sentirlo mi vien tutta una grattarola.

“Ma cosa ci fai con quel ciuccio in bocca?” 
“Dai… ma su… è ora di toglierlo quel ciuccio…”
“Il ciuccio è per i bimbi piccoli…”

Queste sono alcune delle frasi classiche, che credo siano inevitabilmente toccate anche a voi. Ecco… loro si rivolgono ai bambini ma stanno parlando con noi mamme. Lo sapete, vero? Le risposte che d’istinto mi balenano per la testa sono nell’ordine:

“Mica ti aspetterai che ti risponda, ha due anni…” 
“Ma a te, vorrei sapere di preciso, quale differenza fa nella vita se mia figlia usa il ciuccio oppure no???”
(E altre cose che davvero non si possono dire; è meglio che rimangano lì, annodate tra i miei emisferi celebrali, se non altro per educazione…)

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La fisiologica funzione della suzione 

La suzione è un istinto naturale. Un atto del tutto spontaneo che provoca piacere. Che sia quella del pollice, quella del ciuccio o, nei primi mesi di vita, quella del seno. A dimostrarlo sono le ecografie fatte prima della nascita che spesso mostrano il feto intento a succhiarsi il pollice. E noi ci sciogliamo… e magari ci scende pure la lacrimuccia di rito. L’istinto alla suzione viene quindi sviluppato quando i bambini sono ancora nel grembo materno e prepara il neonato a quello che sarà la sua occupazione principale appena venuti al mondo: nutrirsi. La suzione è quindi un atto più che naturale ma non solo al fine dell’alimentazione. Il ciuccio è per i bambini anche un atto di auto-consolazione in un momento di disagio, che sia esso portato da un reale bisogno o solo da un momento di capriccio.

L’uso, per me, dev’essere moderato e mirato. Se quand’era piccolina lo usava un po’ di più ora, alla soglia dei due anni, Elena Maria lo richiede, ma solo in caso di eccessiva stanchezza. Nel momento del capriccio invece l’arma più grande, per me, rimane la comunicazione, anche se (certo!) costa tanta fatica e pazienza in più.

Il ciuccio è stato un grande alleato e lo sarà ancora per un po’. Da mamma, ognuna di noi saprà quel è il momento giusto per disabituare il proprio bimbo a portare il ciuccio. Nel caso di Elena Maria da mamma rispondo elegantemente che quando sarà il momento sarà lei -con il mio aiuto, ovviamente- ad appendere il ciuccio al chiodo. Fino ad allora vorrei lasciarle questo prezioso alleato; un ritaglio d’infanzia in questi tempi moderni che troppo frequentemente bruciano le tappe della crescita. Perché, in fondo, è ancora un cucciolo e ha tutto il tempo di diventare grande.

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