Mio, mio tutto mio! La tappa (obbligatoria) del senso di possesso

Il senso di possesso nei bambini comincia a manifestarsi tra i 18 e i 24 mesi ed è ovviamente giunta anche la nostra ora! “Mio, mio!!” Quante volte l’avete sentito? I bambini di questa età non hanno certo pietà e strappano dalle mani altrui, gridando, qualsiasi cosa.

Una tappa obbligatoria

Il bambino attraversa, tra i 18 e i 24 mesi, il primo vero distacco dalle figure di riferimento. Nutre un senso di “onnipotenza” reputando tutto ciò che lo circonda rappresenti un prolungamento del suo essere. Questo periodo di “onnipotenza” non è un problema, se non per gli adulti, che interpretano il suo comportamento come protagonismo in senso negativo e aggressività. Tuttavia quella del senso di possesso è una tappa obbligatoria dello sviluppo di tutti i bambini.

I bambini in questa fase non sono consapevoli del fatto che ci possano essere cose o “persone” che non gli appartengano completamente. Quando poi i nostri piccoli si relazionano fra loro il senso di possesso si acutizza e possono creare veri e propri diverbi che sfociano in piccoli litigi.

Comprendere che non tutto ciò che li circonda li appartiene è un processo lungo e graduale. I bambini dovranno raggiungere una certa maturità per poterlo effettivamente capire. 

Piccole cose per superare insieme questa fase

Noi genitori possiamo fare tante piccole cose per aiutare i nostri piccoli a superare e comprendere questa tappa necessaria dell’infanzia. Innanzi tutto non dovremmo mai intrometterci nelle discussioni tra bambini (ovviamente nei limiti; se degenerano un intervento moderato è necessario). La possibilità di confrontarsi con i loro pari insegna ai bambini più delle nostre continue ripetizioni. 

Si dovrebbe, inoltre, essere un modello. La coerenza da parte dei genitori è fondamentale nel momento in cui il senso di possesso si manifesta. Per fare un esempio pratico quando Elena Maria prende qualcosa di mio -specie se delicato- sebbene l’istinto primo sia quello di toglierglielo immediatamente dalle mani ho imparato a parlare con lei. Se io manifestassi il mio “possesso” urlando e strappandole le cose di mano Elena Maria non potrebbe che imitarmi. 

Ho imparato invece a rivolgermi a lei come fosse un adulto: con pazienza, a parole, le spiego che l’oggetto in questione non è di sua proprietà. Con gentilezza ed educazione chiedo per favore la restituzione immediata. L’inizio è stato duro e ho dovuto richiedere le stesse cose anche decine di volte, è vero. Ma nel tempo (qualche mese) l’impegno e la pazienza che ho investito hanno dato ottimi risultati. Ad oggi Elena Maria ha appreso le “paroline magiche” come per favore, grazie e posso e anche se resta una bimba piccola (e ogni tanto, come tutti i bambini, non c’è verso di evitare il capriccio), nella maggior parte dei casi riusciamo a risolvere piccole controversie semplicemente parlando.

 

 

 

 

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