Io, me e l’ansia. Storia di un rapporto difficile.

Considero la qualità della vita estremamente importante, più di molte altre cose. La qualità della mia vita, come di tutti credo, è un costante sali-scendi, un altalena. Dipende molto dal mondo che mi circonda ma dipende molto anche da ciò che ho dentro. Questo è un periodo “scendi (senza-sali)” e i miei umori cambiano spesso, ma mai in meglio. Tutto questo aggrovigliarsi di budella che mi frulla dentro -e che difficilmente riesco a nascondere- mi cambia profondamente e cambia la visione che le persone hanno di me. 

È una parte invadente della mia personalità, un’irrequietezza che difficilmente mi abbandona e la maggior parte delle volte rende la mia vita (e quella di chi mi sta intorno) molto più complicata. L’ansia, la mancanza del respiro, il cuore che batte forte sono le sensazioni che mi accompagnano da un po’, da l momento in cui apro gli occhi la mattina, fino all’ultimo battito di ciglia la sera.

Sono un segnale d’allarme che il mio corpo mi manda e che con il tempo ho imparato ad ascoltare e il più delle volte anche a gestire.

Il più delle volte, altre no.

ansia

Altre volte per l’ansia le mani mi tremano e mi devo fermare perché sento che al prossimo passo cadrò per terra e le ginocchia non mi reggeranno più. M’irrigidisco come se avessi paura di sprofonderò nel vuoto, all’infinito. Quando mi viene chiesto “ma cosa senti?” l’unica cosa che so a rispondere è NIENTE. Ed è proprio così, non sento niente. Sono un’ombra che pian piano scompare senza riuscire ad esprimere, a spiegare, questo malessere. 

Ora sarebbe il momento di partire, ma non posso. Di urlare, ma non posso. Di crogiolarmi in me stessa, ma non posso. Di stravolgere tutto, ma non posso. Ora mi devo ridefinire e cambiare gli schemi, per amore. Per amore di Elena Maria che mi ha dato -ma anche imposto- radici che non sempre voglio. Ora mi devo ridefinire e cambiare gli schemi per poter insegnare a Lei a stare con se stessa, anche nei giorni bui.

Perché nessuno al mondo, a volte, sa farti soffrire più di te stessa.

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